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lunedì 2 aprile 2012

Indovina indovinello

«-Loro, proprio loro, - canticchiò il lungo personaggio a quadretti con voce da caprone, parlando di Stëpa al plurale.- Del resto, in questi ultimi tempi, hanno fatto porcherie spaventose. Si sbronzano, allacciano relazioni con donne approfittando della propria posizione, non fanno un accidente, e non fanno niente per il semplice motivo che non capiscono niente del lavoro che è stato loro affidato. Danno ad intendere lucciole per lanterne ai loro superiori!
-Usano senza una ragione le automobili dell'ufficio,- spiattellò il gatto, masticando un fungo.»

Indovina, indovinello: di chi si parla? di quale paese ? di che tempo?
Qualcuno potrebbe dire: Facile, sono i nostri attuali amministratori pubblici, che ci hanno portato, con l'aiuto di gran parte della classe politica, al ragguardevole traguardo di Stato tra i più corrotti in Europa (e forse al mondo).

E invece no. La citazione è tratta da "Il maestro e Margherita", di Bulgakov, l'epoca è quella contemporanea allo scrittore (cioé tra il 1928 e il 1940, periodo in cui ha scritto il romanzo) e il luogo è l'U.R.S.S., già, proprio l'Unione Sovietica.
Chi avrebbe mai detto che siamo così simili alla tanto vituperata burocrazia della dittatura staliniana?

martedì 21 febbraio 2012

Il buon tempo antico

Narra la tradizione che Servio Tullio dividesse il popolo romano in classi: «Divise il popolo in classes, in gruppi, in base alla fortuna, il patrimonio, e alla dignitas, l'autorità personale fondata sul prestigio, sulle cariche civili o religiose coperte, sulla pubblica stima».
E fin qui (a parte la pubblica stima) non siamo andati molto avanti - per la pubblica stima siamo andati indietro.
Il bello viene dopo: «Le prime classi avevano maggiori doveri, in termini di tributi e di spese per armarsi in caso di guerra, le ultime dovevano molto meno, armature meno costose, minori tasse». Capito, Monti? Se proprio dobbiamo avere un governo conservatore, conserviamo la tradizione degli antenati... Indietro di 2500 anni dovrebbe essere sufficiente...
E una noticina per i nostri parlamentari: «Il sistema elaborato da Servio permetteva di individuare i cittadini migliori: occorreva essere riconosciuti pubblicamente uomini meritevoli dei ranghi più alti, mostrare agli occhi di tutti azioni degne di lode. Sul costume dei cittadini per altro vegliava la pubblica fama, quello che "gli altri" dicevano di ciascuno (oggi diremmo "controllo democratico"?), e se un cittadino infrangeva i costumi o violava le leggi poteva subire un declassamento. Essere i "primi", i migliori, dipendeva certo dalla familia in cui si nasceva, ma mostrarsi degni dei propri antenati e della stima di tutti richiedeva una grande fatica».
E non era poi una società tanto chiusa: «D'altra parte il sistema permetteva a ciascun cittadino di migliorare la sua posizione...».

(tutte le citazioni sono tratte da: Licia Ferro, Maria Monteleone, Miti romani, Einaudi 2010)

Qualcuno dirà: che c'entrano le narrazioni favolose sui sette re di Roma con noi? Niente, per carità...ma mi sembrava un giochino divertente (e amaro).

lunedì 2 gennaio 2012

Ma cosa ci aspettavamo?

«Ma chi si aspettava miracoli? C'è ancora gente così stolta e così intrisa di demagogia da pronunciare frasi così insensate? C'è ancora gente che rimpiange i tempi in cui imperavano le cricche berlusconiane? Gli italiani (sic) hanno scarsa memoria storica, ma non fino a questo punto. La politica seria non fa miracoli e non è il circo equestre dove si esibiscono acrobati, orsi che fanno l'inchino e maghi che mangiano il fuoco. La politica è senso di responsabilità, realismo, diagnosi dei malanni e attento dosaggio dei rimedi. Al circo ci vanno i bambini e recitano i pagliacci che li fanno ridere con le loro smorfie e la faccia infarinata.» (Eugenio Scalfari, Finalmente un leader di livello europeo, in "la Repubblica" di sabato 31 dicembre 2011).

Naturalmente le affermazioni di Monti sono analizzate con la consueta competenza da Scalfari e non si limitano a queste colorate ed azzeccatissime note.

Certo, non si ride più. Ma forse gli Italiani si sono stufati di ridere di fronte alle "pagliacciate" del recente passato.

lunedì 12 dicembre 2011

Equità andiam cercando...

A tutti i compagni, amici, parenti (comprese figlie) che se la prendono con me perché Monti non garantisce l'equità sociale vorrei dire una cosa... anzi, la faccio dire a Michele Serra (che scrive splendidamente e meglio di me ciò di cui sono convinta):
«Il governo Monti può piacere o no. Ma è ingeneroso pretendere che faccia cose di sinistra, per il semplice fatto che di sinistra non è. Le cose di sinistra (la famosa equità sociale) proverà a farle la sinistra nel caso - tutt'altro che certo - che vinca le prossime elezioni. In questo frattempo l'obiettivo dichiarato è evitare la bancarotta del Paese e ricostruire una dignitosa immagine nazionale da offrire a noi stessi e al resto del mondo. Punto. Berlusconi non è stato destituito dal Quarto Stato di Pellizza da Volpedo, o dalla Fiom con le bandiere in resta, o dagli indignati vittoriosi e costituiti in Direttorio in collegamento con Santoro; ma da una vecchia élite borghese con i capelli bianchi, disgustata dal populismo becero e dalla mancanza di stile e di talento (la forma è sostanza) della classe dirigente di centrodestra. La sinistra - eletti ed elettori - è autorizzata a sognare la futura equità, e a lavorare per questo. Non a rimproverare a Monti ciò che Monti non può fare prima di tutto perché gli manca il mandato elettorale, e poi perché non è certo da un bocconiano liberal-cattolico che si può pretendere un New Deal italiano. Chi a sinistra si lamenta di Monti perde il suo tempo e ruba energie alla costruzione di una alternativa elettorale seria.» (Da "L'AMACA" del 9/12/2011).
Aggiungo solo che non vuol essere assolutamente una critica al sindacato e allo sciopero di oggi: in effetti, che cosa altro può fare il sindacato, se non dar voce alle richieste legittime dei lavoratori? Le risposte, purtroppo, non ce le può dar Monti, ma una nuova stagione politica. Perciò mi auguro che le voci di protesta di oggi non dividano le forze in uno sfogo contro questo governo, ma rimangano attive per accelerare la venuta di una nuova sinistra di governo (unita, possibilmente).

martedì 22 febbraio 2011

Tiriamoci un po' su

Che tristezza, che spettacolo, che voglia di girarsi dall'altra parte, e ancora... che voglia di tuffarsi in qualcosa di elevato culturalmente, almeno un po'... di uscire da questa miseria intellettuale, da questo avvilimento infinito.
Vorrei risvegliarmi ad "agonia finita", e dormirei volentieri fino ad allora se non avessi paura di una catastrofe imminente da fronteggiare ad occhi bene aperti.

Di cosa sto parlando? Ma del panorama politico-culturale-intellettuale italiano offerto dall'attuale "banda" che ci governa!

Perché, come felicemente si è inventato l'altro giorno mio marito, «fatti non fummo a viver come bruchi, ma per diventar farfalle».


Non mi conforta il fatto che questo sentimento sia provato da molti: invito a leggere quel che scrive J.Marías, che ha riportato dalla sua recente visita in Italia (paese che ama molto, nonostante tutto) la sensazione di un dilagante diffuso disperarsi mai riscontrato prima :"nunca había percibido, en mis visitas a ese país, un grado de desesperación semejante".

Spero solo che noi che eravamo in piazza il 13 febbraio non smettiamo di indignarci!

sabato 8 gennaio 2011

Per un buon 2011

Voglio cominciare il mio blog-2011 con la foto di un amico, Mario Collepardi, comparsa sul Corriere del Veneto.



Come si vede sta sventolando il tricolore davanti a un gazebo della Lega a Treviso. Credo che non servano tante parole, il gesto è eloquente e profondamente condiviso da me e dai miei amici trevigiani più cari.

Spero solamente che sia di buon augurio per l'anno che comincia, spero cioè che i barbari, che non sanno (o non vogliono sapere) che cosa significhi Stato, quei barbari che sono tribù e che non riconoscono altra legge che quella tribale, altra fedeltà che quella al capo-tribù, finalmente si civilizzino.

sabato 27 novembre 2010

Anche il commissario Montalbano in difficoltà

"«Mannaggia! E io che ho messo in libbirtà Gallo!».

«Mandiamo qualche altro».

«Dottore, non abbiamo personali. Con tutti questi tagli che ha fatto il governo...»

«E hanno macari il coraggio di chiamarla liggi supra alla sicurezza dei cittadini! Semo arridotti senza machine, senza benzina, senza armi, senza òmini... Si vidi che sunno seriamenti 'ntinzionati a favoriri la sdilinquenza. Basta. Che potemo fari?». (Andrea Camilleri, Il sorriso di Angelica, Sellerio 2010, p.103)


Pazienza l'economia che va a rotoli, pazienza che crolli La casa dei gladiatori a Pompei, e che la scuola e l'università pubbliche vengano disgregate, e che la cultura sia fatta a pezzi... ma che mi mettano in difficoltà anche il commissario Montalbano è troppo!

giovedì 26 agosto 2010

Dalla Grecia antica con amore: parliamo di federalismo

Ho appena finito di leggere il saggio di Ampolo sulla città greca (saggio inserito nell'opera I Greci di Einaudi): è incredibile quanto possano ancora dirci gli antichi sul nostro presente.
In particolare mi ha colpita il concetto di "società faccia a faccia", che nasce appunto nell'ambito della polis (tralascio la questione del diverso concetto di democrazia, che non è comparabile con quello contemporaneo).
Il problema nella polis (entità paragonabile ad uno stato, come oggi lo concepiamo) è combinare la necessità dell'unità con le esigenze particolari delle singole comunità: e quando noi parliamo di federalismo, non ci troviamo forse davanti allo stesso dilemma?
Scrive Ampolo: "In modi diversissimi, che si manifestano nella grande varietà delle istituzioni e dei regimi politici, le città greche hanno combinato lo spirito di comunità con la creazione di un quadro unitario relativamente più ampio, nel quale era importante non solo l'affermazione di una identità unica sul piano politico e religioso (quella della polis) ma anche una partecipazione e un'equa distribuzione di tutto tra le varie componenti."
Invece di blaterare di federalismo in modo strumentale, procedendo per slogan che vogliono dire tutto e niente, sarebbe utile ampliare lo sguardo, ascoltare la storia e la cultura e non pretendere di ridurre una questione così complicata a merce di scambio, semplificando ciò che è per natura complesso.
Ma il tutto sembra nelle mani sbagliate, o per lo meno in teste incapaci di comprendere la complessità. E in questa semplificazione si insinua anche il pensiero che un luogo sia per sempre proprietà di un gruppo e che nessuno possa pretendere di farne parte se è "straniero" o "non omologato".
Così copio Ampolo, e ricorro ad una citazione da Le città invisibili di Italo Calvino:
"... talvolta città diverse si succedono sopra lo stesso suolo e sotto lo stesso nome, nascono e muoiono senza essersi conosciute, incomunicabili tra loro. Alle volte anche i nomi degli abitanti restano uguali, e l'accento delle voci, e perfino i lineamenti delle facce; ma gli dèi che abitano sotto i nomi e sopra i luoghi se ne sono andati senza dir nulla e al loro posto si sono annidati dèi estranei".
Solo l'arroganza dei cretini si permette di pensare che un qualsiasi luogo rimanga uguale a se stesso per sempre, senza cambiamenti, senza apporti di varia natura, senza inquinamenti ad opera della diversità.